Tracciabilità: se il padre dona al figlio una somma per la casa


Atto pubblico o scrittura privata, bonifico bancario o assegno non trasferibile: i passaggi di denaro tra familiari devono evitare problemi con il fisco e con le norme antiriciclaggio.

Spesso tra familiari si usa fare donazioni anche per somme consistenti, senza badare alle conseguenze fiscali che i passaggi di denaro possono comportare se non si prendono determinate precauzioni. È vero che i pagamenti superiori a mille euro devono passare sempre tramite bonifico bancario o altri strumenti tracciabili (per esempio un assegno non trasferibile), ma è anche vero che, a volte, accompagnare la donazione con una scrittura privata potrebbe servire ad evitare future contestazioni da parte del fisco.

 

Il caso più frequente è quello del padre che dà del denaro al figlio affinché questi possa acquistare, in prima persona, la sua abitazione e, in tal modo, apparendo come acquirente, godere dei benefici fiscali della prima casa. Ma attenzione perché non capita poche volte che l´Agenzia delle Entrate, accorgendosi che l´intestatario dell´immobile non ha un reddito tale da permettersi l´acquisto di un immobile, chieda giustificazioni relative alla provenienza del denaro con cui è stato pagato il cespite. Come può un contribuente che dichiara 30mila euro l´anno comprare casa? "Con i soldi di papà", verrebbe facile rispondere; ma bisogna provarlo.

 

Per evitare, dunque, problemi di questo tipo è sufficiente una scrittura privata in cui si descrive il lascito, seguita da un versamento tramite bonifico bancario (per il modello della scrittura privata, vai a "Prestito tra familiari contro l´accertamento dell´Agenzia delle Entrate"). Questa doppia precauzione è utile per mettersi in regola sia con le norme in tema di antiriciclaggio, sia con quelle fiscali. Vediamo perché.

 

Le nostre norme sull´antiriciclaggio [1] prevedono infatti che i trasferimenti di denaro contante, di importo pari o superiore a 1.000 euro, debbano essere effettuati con mezzi di pagamento in grado di assicurare la tracciabilità (assegno bancario non trasferibile, bonifico bancario ecc.).

Dal lato fiscale invece, come detto, l´Agenzia delle Entrate potrebbe chiedere conto della provenienza del denaro al figlio, se dichiara un reddito non in grado di supportare l´acquisto dell´immobile. E se le parti non specificano, nella scrittura privata, che il trasferimento del denaro è a titolo gratuito, il fisco potrebbe ipotizzare che, dietro l´operazione, ci sia un prestito e, quindi, la corresponsione di interessi, che per il padre costituiscono reddito da dichiarare.

 

Si tenga però presente che il Codice civile prevede che le donazioni debbono essere effettuate per atto pubblico, quindi con l´intervento del notaio. L´unica eccezione riguarda le donazioni di modico valore. La legge non fornisce una definizione puntuale di modico valore, che dev´essere valutato anche in considerazione della situazione soggettiva del donante.

 

In conclusione, considerata la finalità della donazione, con la somma trasferita che dev´essere impiegata per l´acquisto di un bene immobile, anche al fine di evitare problemi con gli eventuali legittimari, i quali potrebbero invocare una lesione dei propri interessi, è sempre opportuno ricorrere all´attopubbluco.


FONTE .laleggepertutti.it


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