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Imu e Tasi abolite nel 2016, ma non per tutti: chi continuerà a pagare e chi no

La legge di Stabilità 2016 ha portato una rivoluzione sul fronte delle tasse sulla casa. A partire da quest´anno, infatti, è abolita la Tasi sugli immobili utilizzati dal proprietario come prima casa, l´Imu agricola e l´Imu sui macchinari imbullonati. Ma l´abolizione non riguarda tutta la platea dei potenziali interessati. Vediamo chi non pagherà più le imposte e chi invece dovrà versare la prima rata del 16 giugno.

Consulta le aliquote acconto tasi e imu

Calcolo tasi e imu 2016

Tasi prima casa 2016

Dal 2016 non si paga la Tasi sulle case utilizzate dal proprietario come prima casa, secondo la definizione contenuta nel decreto Salva-Italia. Si tratta dell´immobilie nel quale il proprietario e il suo nucleo familiare vivono abitualmente e risiedono anagraficamente. Se i componenti del nucleo familiare risiedono in case diverse nello stesso Comune, solo una avrà l´esenzione, se sono in Comuni diversi, entrambi avranno l´esenzione. La casa deve essere iscritta come un´unica unità immobiliare

Esenzione pertinenze Tasi 2016

Esenti dal pagamento della Tasi 2016 anche le pertinenze dell´abitazione principale, sempre nei limiti fissati dal 2012. Vengono considerate pertinenze i box auto (categoria catastale c-6), le tettoie e i magazzini (c-7), locali di sgombero e cantine 8C/2), ma solo una pertinenza per ciascuna categoria catastale.

Imu case di lusso

L´esenzione non vale per le case di lusso, che continueranno a pagare l´Imu e la Tasi 2016. Le categorie catastali A1, A8 e A9 (ovvero case signorili, ville e castelli) continueranno a pagare l´Imu 2016, ma con un´aliquota agevolata al 4 per mille e una detrazione di 200 euro.

Tasi inquilini

La Legge di Stabilità prevede l´abolizione della Tasi 2016 anche per gli inquilini che hanno scelto l´unità immobiliare come abitazione principale. Continueranno a pagarla gli studenti fuorisede o chi si sposta per lavoro senza spostare però la propria residenza. La quota abolita agli inquilini non si sposterà sui proprietari che continueranno a pagare una quota tra il 70 e il 90%.

Tasi comodato uso gratuito

Esenzione anche per le tasse sulla casa per i proprietari di abitazioni date in comodato d´uso ai figli o ai genitori. Il proprietario, però, non deve possedere un altro immobile ad uso abitativo in Italia e nell´anno precedente deve aver abitato nella casa che vuole cedere al parente in linea retta entro il primo grado.

Tasi coniugi separati

I separati e i divorziati la cui casa coniugale è stata assegnata all´ex da una sentenza di separazione o per annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio non dovranno pagare la Tasi. Stop, dunque, alle tasse sulla prima casa per i separati che lasciano l´abitazione all´ex coniuge.

Imu terreni agricoli 2016 e imbullonati

Da quest´anno entra in vigore l´esenzione dell´Imu per i terreni agricoli 2016 per i coltivatori diretti e per gli imprenditori agricoli professionali (IAP). La legge di Stabilità per il 2016 cancella la classificazione dell´Istat introdotta meno di un anno fa tra terreni montani, parzialmente montani o di pianura e rintroduce la vecchia classificazione dei terreni agricoli

A partire dal primo gennaio 2016 le imprese possono escludere i macchinari imbullonati dal calcolo della rendita e quindi dalla base imponibile fiscale per il pagamento dell´Imu

Imu immobili invenduti

Gli immobili invenduti delle imprese costruttrici continueranno a pagare l´Imu, ma con un´aliquota agevola dell´1 per mille.

Aliquota Imu canone concordato

Nella legge di stabilità 2016 sono previste anche agevolazioni per le case date in affitto a canone concordato, che usufruiranno di una riduzione Imu del 25%.

Perché il decreto banche potrebbe portare a una "svendita" del patrimonio immobiliare italiano


Il d.l. n. 59 del 3 maggio 2016 contiene pesanti innovazioni volte all´accelerazione della realizzazione del credito bancario: si tratta dell´ennesimo decreto "salva banche", a pochi giorni dalla reintroduzione dell´anatocismo annuale.

Vediamo le novità più rilevanti.

1) Processi "esecutivi lampo" contro famiglie ed imprese a prezzi "stracciati", fino ad 1/8 del valore dell´immobile.

L´esecuzione immobiliare avrà una durata massima di sei mesi ed il numero dei tentativi di vendita non potrà essere superiore a tre, con un ribasso per ogni tentativo pari ad 1/4 del precedente prezzo. Dopo il terzo tentativo di vendita, andato deserto, il giudice, ha la facoltà di fissare un prezzo base inferiore al precedente fino al limite di 1/2: quindi all´eventuale quarta asta, l´immobile andrà venduto ad 1/8 del prezzo di perizia (cfr. nuova formulazione degli artt. 532, secondo comma, e 591, secondo comma, c.p.c.).

Un vero e proprio "esproprio di Stato lampo" dove non si salverà neppure la casa delle famiglie italiane che sarà "regalata" ad 1/8 del suo valore base. Ma non basta: per l´art. 4, comma 7, del recente decreto si tiene conto, per il computo del numero degli esperimenti di vendita, anche di quelli che sono stati già esperiti prima dell´entrata in vigore del presente decreto. La normativa, dunque, ha efficacia retroattiva. Quindi, ad esempio, i pignoramenti nei quali si sono già consumati tre esperimenti d´asta, potranno essere chiusi dal giudice, applicando la regola della riduzione di un´ulteriore metà della base d´asta precedente: una "svendita del patrimonio immobiliare italiano".

Oltre al danno anche la beffa: il nuovo articolo 590-bis c.p.c., ammette, infatti, la partecipazione all´asta giudiziaria per conto di terzi. Quindi qualsiasi offerente, comprese le banche, potranno partecipare all´asta riservandosi di indicare il nome di un terzo soggetto, effettivo acquirente.

Verosimilmente, il bene potrà essere acquistato dalle banche, per il tramite di società immobiliari controllate, beneficiando anche dello sconto fiscale del 9%, con la gioia delle cancellerie delle esecuzioni immobiliari che vedranno sparire i fascicoli. Prevedibile che su questo decreto sia chiamata presto a pronunciarsi la Corte Costituzionale date le evidenti violazioni della nostra Carta Costituzionale.

2) L´assegnazione diretta alla banca dell´immobile dato in garanzia dall´imprenditore (famiglie escluse), in caso di rata/e non pagate sui mutui.

E´ stata prevista, in caso di rate non pagate dall´imprenditore sui mutui immobiliari, una procedura per assegnare direttamente alla banca l´immobile dato in garanzia: ciò accade quando il mancato pagamento si protrae per oltre sei mesi dalla scadenza di almeno tre rate (mensili) anche non consecutive, ma nel caso di ratei superiori al mese, l´inadempimento scatta dopo sei mesi dalla scadenza anche di una sola rata.

3) Pegno mobiliare non possessorio

In base al nuovo decreto, l´imprenditore dovrà costituire un pegno sui beni mobili destinati all´esercizio di impresa, continuando a utilizzarli nel processo produttivo, senza subire lo "spossessamento". La finalità della norma è ovvia: le banche potranno ottenere dagli imprenditori una garanzia ulteriore sugli affidamenti loro concessi nella forma appunto di una nuova tipologia di pegno che potrà essere concesso su beni mobili che continueranno ad essere destinati all´esercizio di impresa.

Ma non si tratta di una semplice garanzia aggiuntiva: ma la conversione del credito bancario da chirografario a privilegiato. E´ noto che il valore del bene che viene collocato a mezzo delle vendite giudiziarie è quello penalizzante di "liquidazione", sempre che ai sensi dell´art. 1, lettera d, del DL 59 2016 il debitore non sottoscriva anche la clausola per la quale permetta al creditore di appropriarsi direttamente dei beni oggetto di garanzia ad un valore predeterminato nel contratto stesso.

4) Il registro delle procedure di espropriazione immobiliare, di insolvenza e delle ristrutturazioni aziendali, nonché il registro dei pegni non possessori.

Il registro, creato per favorire la creazione di un mercato dei crediti deteriorati, sarà accessibile ai creditori ed agli acquirenti dei crediti, ma anche alla Banca d´Italia, per la vigilanza sulle banche.

Ovviamente, con l´ingresso del nuovo tipo di pegno, sarà istituito anche un registro dei pegni non possessori presso l´Agenzia delle Entrate.

5) Rimborsi bancari per gli obbligazionisti delle vecchie Banca Marche, Banca Etruria, CariChieti, CariFerrara. Sono stati previsti rimborsi automatici fino all´80% (per i più poveri) per gli obbligazionisti delle vecchie Banca Marche, Banca Etruria, CariChieti, CariFerrara che hanno acquistato obbligazioni entro il 12 giugno 2014. Per chi non rientra nei "disperati" parametri stabiliti, viene confermata la possibilità del ricorso all´arbitrato.
Fonte: Idealista.it

Bonus Mobili Giovani Coppie 2016

Bonus mobili 2016: come funziona per le giovani coppie
di Gesuato Elisabetta

Un riepilogo sul bonus mobili 2016 destinato alle giovani coppie, dopo gli importanti chiarimenti dell´Agenzia delle Entrate (Circolare 7/E/2016).

La Legge di Stabilità 2016 ha introdotto una nuova detrazione Irpef per le giovani coppie che sostengono spese per l´arredo dell´immobile acquistato e destinato ad abitazione principale. La detrazione:

spetta per un ammontare di spesa non superiore a 16mila Euro da ripartire in 10 quote annuali di pari importo;
è concessa alle giovani coppie:
coniugi o conviventi more uxorio che costituiscono nucleo familiare da almeno 3 anni;
in cui almeno uno dei due non abbia superato i 35 anni d´età;
che acquistano un´unità immobiliare da adibire ad abitazione principale.
La Circolare 7/E/2016 dell´Agenzia delle Entrate ha chiarito molti dubbi che gli operatori del settore si erano posti dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della Legge.

 

Per la verifica dei requisiti previsti per fruire della nuova detrazione bonus mobili giovani coppie 2016 e per il calcolo della detrazione acquista il nostro tool in excel Bonus mobili giovani coppie 2016 (excel).

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Per le modalità di pagamento Leggi: Bonus Mobili è possibile il pagamento con lo scontrino fiscale?

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Bonus mobili giovani coppie: i requisiti per accedere

L´agevolazione spetta:

a giovani coppie costituite da:
coniugi, in tal caso non conta la durata del matrimonio. E´ sufficiente risultare coniugati nel 2016;
conviventi more uxorio da almeno 3 anni. La condizione deve risultare soddisfatta anche nel 2016. L´attestazione della convivenza può essere effettuata tramite:
iscrizione dei 2 componenti nello stesso stato di famiglia;
un´autocertificazione tramite dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà ex DPR n. 445/2000;
in cui almeno uno dei due non abbia superato i 35 anni d´età. Il requisito anagrafico si intende rispettato dal soggetto che compie 35 anni nel 2016, a prescindere dal giorno e dal mese;
che acquistano un´unità immobiliare da adibire ad abitazione principale. Nella Circolare 7/E/2016 l´Agenzia delle Entrate ha chiarito che l´acquisto può essere:
oneroso/gratuito;
effettuato da entrambi i coniugi/conviventi o da uno solo di essi. In tale caso però l´acquisto va effettuato dal soggetto che non abbia superato il 35° anno d´età nel 2016;
effettuato non solo nel 2016 ma anche nel 2015.
La destinazione ad abitazione principale, da entrambi i componenti della giovane coppia, deve avvenire nel 2016 o entro il termine di presentazione della dichiarazione dei redditi Unico PF 2017 (per gli immobili acquistati nel 2016).

I requisiti per accedere all´agevolazione si considerano soddisfatti se sono presenti nell´anno di vigenza dell´agevolazione (è indifferente che siano anteriori o posteriori alla data di acquisto dei mobili).

 

Bonus mobili giovani coppie: le spese per l´acquisto di mobili

La detrazione è riconosciuta per le spese:

sostenute dall´1.1 al 31.12.2016;
per l´acquisto di mobili destinati all´arredo dell´abitazione principale della giovane coppia.
Nella Circolare 7/E/2016 l´Agenzia delle Entrate ha precisato che l´acquisto dei mobili può essere effettuato anche prima che si verifichino i requisiti prima esposti.

Il bonus spetta per solo l´acquisto di mobili destinati all´arredo dell´abitazione principale, ma non anche per gli elettrodomestici. Per individuare i mobili agevolabili si deve fare riferimento ai chiarimenti forniti nella citata Circolare n. 29/E. Vai allo speciale del 21.01.2016 "Bonus mobili: cosa rientra e cosa no", per conoscere in dettaglio quali mobili ed elettrodomestici danno diritto al bonus.

Per usufruire della detrazione, come spiegato nella Circolare 7/E/2016, è irrilevante il componente della coppia che acquista i mobili. Le spese possono quindi essere sostenute da parte di entrambi o da uno solo (anche se di età superiore ai 35 anni o se diverso dal proprietario dell´immobile).

Per quanto riguarda le modalità di pagamento, è possibile utilizzare:

bonifico ordinario. In questo caso l´Agenzia delle entrate ha chiarito che non è necessario usare il bonifico appositamente predisposto da banche e Poste s.p.a. (bonifico soggetto a ritenuta), obbligatorio per poter beneficiare della detrazione riferita alle spese di recupero del patrimonio edilizio e di riqualificazione energetica;
carte di debito/credito, in tal caso la data di pagamento è individuata nel giorno di utilizzo della carta di credito / debito da parte del titolare, mentre non ha rilevanza il giorno di addebito sul c/c del titolare;
Non sono ammessi pagamenti mediante assegni bancari, contanti o altri mezzi di pagamento.

 

Bonus mobili giovani coppie: la misura dell´agevolazione

La detrazione:

spetta nella misura del 50% delle spese sostenute dall´1.1 al 31.12.2016;
è calcolata su una spesa complessiva non superiore a 16mila euro;
va ripartita in 10 quote annuali di pari importo.
L´Agenzia delle Entrate, nella circolare 7/E/2016, ha chiarito che l´ammontare massimo di spesa su cui calcolare la detrazione, pari a 16mila euro, va riferito alla coppia. Pertanto, in caso di spese sostenute da entrambi i coniugi/conviventi di importo superiore a € 16.000, la detrazione va:

calcolata su tale ammontare massimo (da riferire all´unità abitativa);
ripartita fra i componenti della coppia, in base all´effettivo sostenimento della spesa da parte di ciascuno.

 

Bonus mobili giovani coppie: non cumulabile con altre agevolazioni

La detrazione non è cumulabile con il bonus mobili ordinario (ossia quello relativo agli immobili oggetto di intervento di ristrutturazione).

Tale incumulabilità, ha precisato l´Agenzia: "va intesa nel senso che non è consentito fruire di entrambe le agevolazioni per l´arredo della medesima unità abitativa".

Pertanto se la coppia/uno solo dei componenti beneficia, anche parzialmente, del "bonus mobili ed elettrodomestici" con riferimento ad acquisti effettuati nel periodo 6.6.2013 - 31.12.2016:

non può beneficiare del bonus "mobili giovani coppie", per l´arredo dello stesso immobile;
può beneficiare del bonus "mobili giovani coppie" (e quindi di entrambe le agevolazioni, nel rispetto delle relative prescrizioni) se i mobili acquistati sono destinati all´arredo di un´unità abitativa diversa.
Si ricorda, infatti, che la Legge di stabilità ha prorogato di un anno (quindi per tutto il 2016) il bonus mobili c.d. ordinario, ossia quello legato agli interventi di ristrutturazione edilizia.

Le due agevolazioni sono simili, ma le condizioni di accesso si differenziano notevolmente in quanto, mentre il bonus giovani coppie è collegato all´acquisto dell´abitazione principale, il bonus mobili ordinario è legato ad interventi di ristrutturazione edilizia.

Anche l´importo massimo di spesa è diverso: 16mila Euro per il bonus giovani coppie contro i 10mila Euro per il bonus mobili ordinario.

Fonte: fiscoetasse.com

Agevolazione acquisto prima casa, il bonus non si estingue mai

La sentenza n. 2072 della Cassazione, depositata il 3 febbraio 2016, ha stabilito che nell´ambito dell´agevolazione per l´acquisto della prima casa è ammissibile il credito d´imposta "a catena". Questo vuol dire che il bonus fiscale non si estingue mai.

Il credito d´imposta

Ma andiamo per gradi. Innanzitutto bisogna ricordare che ai sensi della legge 448/1998, in capo a chi vende un´abitazione comprata con l´agevolazione prima casa ed entro un anno riacquista un´altra prima casa sorge un credito d´imposta. Tale credito d´imposta è pari all´imposta di registro o all´Iva pagate in sede di primo acquisto, nei limiti dell´importo dell´imposta di registro o dell´Iva assolti in sede di secondo acquisto.

Un caso esemplificativo

Immaginiamo il caso del signor X che a dicembre 2011 ha comprato la prima casa spendendo 900 euro per imposta di registro, a maggio del 2013 ha venduto la casa e a febbraio del 2014 ha comprato un´altra prima casa con un atto che avrebbe dovuto scontare 1.300 euro per imposta di registro. Avendo un credito di imposta scomputabile, il signor X ha dovuto pagare 400 euro, perché ha portato in compensazione i 900 euro di credito d´imposta.

Ma a luglio del 2015 il signor X ha venduto la casa acquistata nel 2014 e a febbraio del 2016 ha comprato un´altra prima casa con un atto per il quale sono dovuti 700 euro per imposta di registro. A questo punto cosa succede?

Il signor X deve pagare 700 euro perché ha consumato tutto il suo credito nel 2014?

Il signor X deve pagare 300 euro, ossia l´importo che risulta sottraendo dalla tassazione teorica del 2016 quanto concretamente speso nel 2014 (700 - 400)?

Il signor X non deve pagare alcunché, perché l´importo di 700 euro è totalmente assorbito dalla tassazione del febbraio 2014 (nonostante l´esborso concreto sia stato di 400 euro, in quanto alleggerito dall´utilizzo del credito d´imposta maturato ricomprando entro un anno dal maggio 2013)?

La Cassazione ha risposto nel modo più favorevole al contribuente. In pratica, il contribuente si può avvalere del credito d´imposta anche se tale credito si era formato non già con il pagamento di una somma, ma in virtù di utilizzo di altro credito d´imposta relativo al precedente acquisto.

Ciò dal momento che lo spirito della normativa sul credito d´imposta mira a incentivare l´acquisto della prima casa beneficiando il contribuente autorizzandolo ad avvalersi più volte sempre del medesimo credito d´imposta, anche qualora quest´ultimo per motivi personali sia indotto a rivendere l´immobile acquistato per acquistarne altro più adatto alle mutate condizioni personali o familiari.

fonte:Prima casa, il bonus fiscale non si estingue mai (il sole 24 ore) 

Comprare casa senza soldi ? Sì si può !!!

Si può con leasing, rent to buy, prestito vializio ....
Come acquistare un immobile se non disponi di somme di denaro liquide: dal leasing immobiliare inserito con la legge di Stabilità 2016 al prestito vitalizio, dal rent to buy alla vendita con riserva di proprietà. Comprare casa senza soldi può sembrare un paradosso, eppure esistono diversi metodi per diventare proprietari di un immobile, o semplicemente possederlo, anche se non si dispone, nell´immediato, di liquidità di denaro: dal rent to buy alla vendita con riserva di proprietà, dal prestito vitalizio alle nuove misure di incentivazione sul leasing immobiliare disposte con la legge di stabilità 2016.
1 | LEASING IMMOBILIARE Cos´è il leasing immobiliare Similmente a quanto avviene con le automobili, con il leasing immobiliare (o locazione finanziaria) una banca o un´altra società acquista l´abitazione a cui il privato è interessato e gliela offre in godimento, dietro pagamento di un fitto periodico, a un valore superiore a quello di mercato. Si tratta, cioè, di una sorta di locazione, ma con una importante differenza: alla scadenza del contratto, l´utilizzatore può scegliere se: - recedere dal contratto; - rinnovare il leasing per un altro periodo; - acquistare l´immobile, riscattando la residua parte del valore, detratti i canoni sino ad allora corrisposti (cosiddetto riscatto). Il leasing ha essenzialmente la funzione di finanziare indirettamente l´utilizzatore in modo che quest´ultimo abbia la disponibilità immediata dell´immobile. Egli si impegna a rimborsare ratealmente la somma anticipata dal concedente, oltre agli interessi e alla remunerazione del capitale per il rischio dell´operazione. La detrazione fiscale dal 2016 La nuova legge di stabilità per il 2016 ha reso particolarmente conveniente tale forma contrattuale, prevedendo due detrazioni fiscali: - la prima del 19% sui singoli canoni mensili corrisposti, per un importo massimo di 8mila euro; - la seconda, sempre del 19%, sul prezzo di riscatto, per un importo massimo di 20 mila euro. Tali detrazioni, tuttavia, sono consentite solo a condizione che: - l´utilizzatore destini l´immobile, entro un anno dalla consegna, ad abitazione principale, ossia che vi trasferisca la propria residenza e la dimora principale; - che abbia un reddito complessivo non superiore a 55mila euro all´atto della stipula del contratto di locazione finanziaria; - che non abbia più di 34 anni; per coloro che hanno compiuto 35 anni, la detrazione fiscale è dimezzata (4.000 euro la detrazione sui canoni e 10.000 quella sul riscatto). Per maggiori informazioni sul tema, leggi "Comprare casa con il leasing". Differenza con l´affitto Nella locazione, come nel leasing, una parte concede all´altra il godimento di un immobile per un periodo di tempo determinato, in cambio del pagamento di un corrispettivo. Tuttavia, nel leasing i rapporti tra concedente e utilizzatore sono diversi rispetto a quelli tra locatore e conduttore: - il concedente è un intermediario disinteressato all´immobile dato in leasing, scelto dall´utilizzatore in base alle sue necessità. Nella locazione, invece, il locatore è generalmente proprietario del bene locato e ha interesse a un suo futuro godimento; - l´utilizzatore ha l´opzione di acquisto dell´immobile ricevuto in godimento alla scadenza del contratto. Egli si assume i rischi relativi alla consegna e al deterioramento del bene e la responsabilità per vizi e per l´evizione dell´immobile. L´utilizzatore inoltre paga un canone che può incorporare parte del prezzo, oltre a costituire il corrispettivo di un godimento. Nella locazione invece il conduttore paga i canoni esclusivamente per l´utilizzo del bene, senza assumersi alcun rischio connesso alla proprietà dell´immobile locato. Pertanto al contratto di leasing non si possono applicare le regole dettate per la locazioni di immobili urbani. 2 | VENDITA CON RISERVA DI PROPRIETÀ Nella vendita con riserva della proprietà (o anche detta "con patto di riservato dominio") la proprietà del bene non viene trasferita con la firma del contratto, ma solo con il pagamento dell´ultima rata. Tuttavia viene consentito al futuro acquirente di entrare già in possesso dell´immobile, in questo modo realizzando una sorta di affitto, con la certezza che il pagamento di tutti i canoni porterà, alla fine del contratto, anche all´acquisto della titolarità del bene. A differenza del leasing, quindi, in questo caso non c´è l´alternativa del riscatto. Uno dei principali vantaggi di tale formula, oltre a garantire la certezza dell´acquisto, è che eventuali ipoteche o pignoramenti a carico del venditore non potranno essere opposti all´acquirente, in quanto il suo acquisto viene trascritto anteriormente agli atti pregiudizievoli. La vendita con riserva di proprietà è svantaggiosa dal punto di vista fiscale in quanto, trattandosi di compravendita a tutti gli effetti, le imposte vanno pagati immediatamente. Per maggiori informazioni leggi "Come acquistare casa a rate senza mutuo" 3 | RENT TO BUY Cos´è il rent to buy Il rent to buy (letteralmente "locare per acquistare") prevede l´immediata concessione del godimento di un immobile (rent), con diritto per il conduttore di acquistarlo (buy) entro un termine determinato, imputando al corrispettivo del trasferimento la parte di canone indicata nel contratto. Lo scopo è quello di agevolare e preparare la vendita di immobili attraverso un´operazione contrattuale basata su due contratti collegati stipulati in momenti diversi: - prima, il vero e proprio contratto di rent to buy, in cui si attribuisce a un soggetto il godimento dell´immobile che egli ha intenzione di acquistare; - poi, la vendita, che non differisce da un normale contratto di vendita: è però eventuale perchè subordinata al fatto che il conduttore eserciti il diritto d´acquisto contrattualmente previsto. Dal 13 settembre 2014 è in vigore la legge che disciplina il rent to buy: ne regola direttamente alcuni aspetti, per altri invece rinvia alle disposizioni in materia di contratto preliminare e di usufrutto, in quanto compatibili. Per maggiori informazioni su tale contratto leggi: "Il rent to buy ora è legge". Vantaggi I vantaggi del rent to buy emergono soprattutto in momenti di crisi del mercato immobiliare. Il futuro acquirente infatti può: - acquistare l´immobile pagandone il prezzo in modo dilazionato, pur avendone immediatamente la disponibilità; - rimandare la decisione se acquistare o meno l´immobile dopo averlo utilizzato a titolo di locazione; - ottenere facilitazioni nella richiesta di un mutuo, sia perché riesce a dimostrare un miglior storico creditizio in termini di punteggio di solvibilità sia perché risulta ridotto l´importo da farsi erogare (le banche infatti non concedono quasi mai mutui oltre l´80% del valore di perizia dell´immobile); - posticipare l´atto notarile e le relative spese; - posticipare il momento in cui deve versare le imposte sull´acquisto; - godere di un maggior tempo per vendere l´immobile che intende sostituire con quello oggetto del futuro acquisto. Differenze con altri contratti Vi sono alcuni contratti che hanno come scopo quello di posticipare il momento dell´acquisto di un immobile, ma che differiscono dal rent to buy sia per la struttura sia per il regime fiscale. Nel contratto preliminare (cosiddetto compromesso) sia il promittente venditore sia il promissario acquirente si obbligano a stipulare il contratto definitivo di vendita dell´immobile; nel rent to buy invece il conduttore-acquirente non ha l´obbligo, ma il diritto di acquistare il bene. Inoltre, se si tratta di contratto preliminare ad effetti anticipati (in cui il possesso dell´immobile avviene anticipatamene rispetto alla vendita e il prezzo viene sostanzialmente già pagato al preliminare), è possibile che l´amministrazione finanziaria riqualifichi il contratto in termini di vendita effettiva e richieda il pagamento delle imposte fin dal momento della stipula del preliminare (ciò rileva soprattutto quando al momento del preliminare non sono ancora trascorsi i 5 anni dall´acquisto di un immobile e il venditore si trova a realizzare una plusvalenza). La vendita con riserva di proprietà è una normale vendita a rate dove l´acquirente entra in possesso della casa all´atto della stipula del contratto, ma il venditore mantiene la proprietà; fino al pagamento dell´ultima rata cioè al pagamento dell´integrale saldo del debito. Nel rent to buy, il conduttore-acquirente ha la possibilità di decidere entro un determinato termine se stipulare o meno il successivo contratto di vendita. Inoltre nella vendita con riserva della proprietà; l´imposizione fiscale e i costi notarili vengono sostenuti interamente all´atto della stipula. Nella prassi viene utilizzato anche un particolare contratto preliminare definito help to buy caratterizzato da un pagamento dilazionato anteriore alla stipula dell´atto di vendita e volto a favorire la vendita con il pagamento del residuo prezzo pattuito. In questo caso, grazie agli effetti prenotativi della trascrizione del preliminare, si ottiene la disponibilità immediata del bene con il versamento del solo anticipo (nella prassi circa il 20-30% del totale) e si agevola anche l´ottenimento del successivo finanziamento per il saldo in quanto relativo al solo residuo. Leggi anche "Affitto con riscatto". 4 | PRESTITO VITALIZIO IPOTECARIO Il prestito vitalizio ipotecario è rivolto a chi ha più di 60 anni ed è già proprietario di un immobile. L´interessato si rivolge a una banca e chiede un prestito pari a una percentuale del valore dell´immobile da acquistare, dietro concessione di ipoteca sullo stesso immobile. Con tale somma può diventare proprietario dell´abitazione. Alla morte del proprietario gli eredi possono scegliere se: - rimborsare il prestito alla banca (in un´unica tranche o in più rate), estinguere l´ipoteca e tenersi l´immobile; - oppure venderlo o farlo vendere alla banca, sempre a prezzo di mercato, estinguendo con il ricavato il debito.

Fonte: http://www.laleggepertutti.it/106971_comprare-casa-senza-soldi-rent-to-buy-prestito-vitalizio-leasing#sthash.K0QxJKxE.dpuf

Affitto: quali spese spettano all’inquilino e al proprietario

Riparazioni, manutenzione e interventi nell´appartamento: cosa deve pagare il conduttore e cosa il locatore in caso di contratto di locazione di immobile a uso abitativo. In caso di affitto, come si dividono le spese tra proprietario di casa (locatore) e inquilino (conduttore)? Si tratta di interrogativi che si pongono costantemente nella pratica quotidiana a cui cercheremo di dare una risposta schematica in questo articolo. La legge infatti stabilisce delle regole generali per individuare, con certezza e facilità, chi e quanto è obbligato a pagare. Casa, proprietà e affitto: le regole da seguire per le spese La prima cosa da fare è verificare se il contratto di affitto dispone qualche regola in tema di ripartizione delle spese. Infatti, sebbene la legge stabilisca una disciplina generale, le parti ben possono derogarla, stabilendo una disciplina speciale per il loro caso. Se però il contratto non prevede nulla, allora tornano ad applicarsi le norme di legge. La regola generale prevede siano a carico dell´inquilino le piccole riparazioni e gli interventi di manutenzione resi necessari dal normale uso dell´abitazione (cosiddetta ordinaria manutenzione) quali possono essere, per esempio, la riparazione del rubinetto che perde o la tinteggiatura delle stanze. Attenzione, però: se il danno dipendente da una infiltrazione da conduttura di un vicino, l´azione contro quest´ultimo spetta all´inquilino. A questi compete chiedere il risarcimento del danno e non, invece, al padrone di casa. Con la conseguenza che l´inquilino non potrà chiedere al locatore di fargli ritinteggiare la stanza o la casa, ma vi dovrà provvedere da solo, fermo restando la rivalsa sul vicino responsabile, eventualmente con la sentenza di condanna da parte del giudice. Al contrario gli interventi resi necessari dall´età dell´immobile (straordinaria manutenzione), quali per esempio il rifacimento del tetto o la sostituzione dei tubi, sono a carico del proprietario, come anche gli interventi causati dal caso fortuito quali l´uragano che scoperchia il tetto della casa. La regola cambia in caso di contratti a canone concordato, uso transitorio e per studenti: in questi casi si applica una tabella riportata dall´allegato G del D. M. del 30 dicembre 2001 alla quale si può fare comunque riferimento per trovare una soluzione condivisa e può essere inserito in qualsiasi altro tipo di non contratto (anche di tipo diverso da quelli ora indicati). Tale accordo prevede, per esempio, che, per quanto riguarda le "spese per servizio di portineria ", devono intendersi tutte quelle necessarie per mantenere il servizio e cioè la retribuzione sia in denaro sia in natura (alloggio, riscaldamento, acqua, luce e telefono della portineria) del portiere e del sostituto, i contributi e le indennità a essi spettanti, il costo per la tenuta dei libri paga, le spese di manutenzione dei locali di portineria. Tutti questi costi vengono così ripartiti: - a carico dell´inquilino: il 90% della spesa; - a carico del proprietario: il restante 10%. La manutenzione straordinaria della guardiola spetta interamente al proprietario e il materiale per le pulizie all´inquilino. Per quanto riguarda le spese condominiali, invece, la responsabilità dei pagamenti riguarda sempre e comunque il proprietario e solo in seconda battuta l´inquilino. È infatti il proprietario a dover pagare, salvo poi farsi rimborsare dall´affittuario. A volte l´amministratore invia le spese direttamente all´inquilino, ma si tratta di una prassi scorretta nei confronti dell´inquilino (il quale è spinto a pagare anche le spese non di sua competenza) e pericolosa per i proprietari: se infatti l´inquilino cessa il pagamento delle spese condominiali, il padrone di casa corre il rischio di venirlo a sapere solo quando l´amministratore si rivolge a lui per ottenere il pagamento di un pesante arretrato.

Fonte: leggepertutti.it

Inps: opzione donna anche per gli uomini che vogliono la pensione subito

Pensionamento anticipato a condizione di ottenere un assegno calcolato tutto con il metodo contributivo.

La riforma delle pensioni si farà, e questo è il primo punto certo, e con essa anche il superamento della rigida disciplina Monti-Fornero sul prepensionamento: sul punto c´è la piena convergenza da parte del Governo, delle parti sociali e ora anche del presidente dell´Inps, Tito Boeri. Ci sarà maggiore flessibilità in uscita e l´occasione per riscrivere tutta la disciplina sarà, tra pochi mesi, la legge di Stabilità: e questo è il secondo punto certo.

Quanto alle ipotesi sul piatto, il presidente dell´Inps dirà la sua mercoledì 8 luglio prossimo, nel corso della relazione annuale dell´Istituto di previdenza, formalizzando una proposta ufficiale dopo aver incontrato, nella scorso settimana, il presidente del Consiglio e i ministri dell´Economia e del Lavoro.

 

Quale proposta per il prepensionamento?

Secondo Boeri, alcune delle ipotesi alle quali starebbe lavorando il governo sarebbero prive di copertura economica. Una di queste, la pensione light a 62 anni. In pratica, con questa soluzione si vorrebbe consentire la pensione anticipata con almeno 35 anni di contributi e un´età tra i 62 e i 70 anni, con una penalizzazione economica correlata ad ogni anno di anticipo: 2 punti percentuali per ogni anno di anticipo, fino a un massimo dell´8%.

 

Bocciatura anche per la cosiddetta "quota 100" con la maturazione di almeno 35 anni di anzianità contributiva e di almeno 60 anni e tre mesi di età anagrafica (61 e tre mesi per i lavoratori autonomi).

 

Invece, il presidente dell´Inps indicherà, come condivisibile, l´estensione della cosiddetta "opzione donna" anche agli uomini: l´assegno dato in anticipo rispetto all´età di vecchiaia è, in questo caso, calcolato tutto con il metodo contributivo. Oggi, l´opzione donna consente di andare in pensione con 35 anni di contributi e 57 anni di età (58 per le autonome) e, in cambio di tale agevolazione, il lavoratore ottiene una pensione calcolata interamente col metodo contributivo. Ciò comporta una riduzione dell´assegno di circa il 25-30%.

Con l´estensione dell´opzione donna anche agli uomini, però, verrebbero rivisti i suddetti limiti.

 

Aiuto economico ai disoccupati senza requisiti per la pensione

Il presidente dell´Inps spezza una lancia anche in favore della proposta di offrire un aiuto contro la povertà ai disoccupati tra i 55 e i 65 anni che non hanno ancora i requisiti per andare in pensione. Ma, anche in questo caso, bisognerà prima trovare la copertura


fonte: www.laleggepertutti

Tracciabilità: se il padre dona al figlio una somma per la casa

Atto pubblico o scrittura privata, bonifico bancario o assegno non trasferibile: i passaggi di denaro tra familiari devono evitare problemi con il fisco e con le norme antiriciclaggio.

Spesso tra familiari si usa fare donazioni anche per somme consistenti, senza badare alle conseguenze fiscali che i passaggi di denaro possono comportare se non si prendono determinate precauzioni. È vero che i pagamenti superiori a mille euro devono passare sempre tramite bonifico bancario o altri strumenti tracciabili (per esempio un assegno non trasferibile), ma è anche vero che, a volte, accompagnare la donazione con una scrittura privata potrebbe servire ad evitare future contestazioni da parte del fisco.

 

Il caso più frequente è quello del padre che dà del denaro al figlio affinché questi possa acquistare, in prima persona, la sua abitazione e, in tal modo, apparendo come acquirente, godere dei benefici fiscali della prima casa. Ma attenzione perché non capita poche volte che l´Agenzia delle Entrate, accorgendosi che l´intestatario dell´immobile non ha un reddito tale da permettersi l´acquisto di un immobile, chieda giustificazioni relative alla provenienza del denaro con cui è stato pagato il cespite. Come può un contribuente che dichiara 30mila euro l´anno comprare casa? "Con i soldi di papà", verrebbe facile rispondere; ma bisogna provarlo.

 

Per evitare, dunque, problemi di questo tipo è sufficiente una scrittura privata in cui si descrive il lascito, seguita da un versamento tramite bonifico bancario (per il modello della scrittura privata, vai a "Prestito tra familiari contro l´accertamento dell´Agenzia delle Entrate"). Questa doppia precauzione è utile per mettersi in regola sia con le norme in tema di antiriciclaggio, sia con quelle fiscali. Vediamo perché.

 

Le nostre norme sull´antiriciclaggio [1] prevedono infatti che i trasferimenti di denaro contante, di importo pari o superiore a 1.000 euro, debbano essere effettuati con mezzi di pagamento in grado di assicurare la tracciabilità (assegno bancario non trasferibile, bonifico bancario ecc.).

Dal lato fiscale invece, come detto, l´Agenzia delle Entrate potrebbe chiedere conto della provenienza del denaro al figlio, se dichiara un reddito non in grado di supportare l´acquisto dell´immobile. E se le parti non specificano, nella scrittura privata, che il trasferimento del denaro è a titolo gratuito, il fisco potrebbe ipotizzare che, dietro l´operazione, ci sia un prestito e, quindi, la corresponsione di interessi, che per il padre costituiscono reddito da dichiarare.

 

Si tenga però presente che il Codice civile prevede che le donazioni debbono essere effettuate per atto pubblico, quindi con l´intervento del notaio. L´unica eccezione riguarda le donazioni di modico valore. La legge non fornisce una definizione puntuale di modico valore, che dev´essere valutato anche in considerazione della situazione soggettiva del donante.

 

In conclusione, considerata la finalità della donazione, con la somma trasferita che dev´essere impiegata per l´acquisto di un bene immobile, anche al fine di evitare problemi con gli eventuali legittimari, i quali potrebbero invocare una lesione dei propri interessi, è sempre opportuno ricorrere all´attopubbluco.


FONTE .laleggepertutti.it

Confcommercio: "Dal 2011 tasse sulla casa salite del 115%"

Secondo il centro studio dell´associazione, nei prossimi anni rischia di abbattersi sui contribuenti italiani un´ulteriore stangata da 72 miliardi di euro. Negli ultimi 10 anni inoltre le tasse locali sono più che raddoppiate
Si fa sempre più pesante la tassazione sulla casa per gli italiani, secondo i dati diffusi da Confcommercio. L´insieme delle imposte sugli immobili negli ultimi quattro anni è infatti aumentato del 115%. Solo nel 2014 la tassazione è aumentata del 14,7% rispetto al 2013 a 31,88 miliardi di euro. Inoltre, le famiglie in media spendono 4.200 euro di tasse locali. E nei prossimi anni potrebbe anche andare peggio. Se dovessero scattare le clausole di salvaguardia della legge di stabilità sui contribuenti italiani potrebbe abbattersi una stangata di 72 miliardi. Secondo il direttore dell´Ufficio studi, Mariano Bella, "la crescita della tassazione immobiliare violentissima riduce anche il rendimento netto degli immobili, crollano i prezzi e questo incide sulla riduzione dei consumi perché ci si sente più poveri".

Tasse locali più che raddoppiate - Altra grande "mannaia" sui contribuenti italiani - si legge nella ricerca di Confcommercio - viene dalle tasse locali, più che raddoppiate in 10 anni visto che sono passate dal 2,9% del Pil al 6,5%. In termini nominali il prelievo è passato dai 28,7 miliardi del 1995 ai 104,7 miliardi del 2014 e in media ogni famiglia italiana spende 4.200 euro per tasse locali.

Federalismo fiscale iniquo - Confcommercio sottolinea quindi che il federalismo fiscale genera iniquità e incertezza oltre a maggiori tasse in certe zone del Sud dove è incompiuto. A parità di imponibile Irap e Irpef, di 50.000 euro, infatti, un contribuente che abita nel Lazio, in Campania o in Calabria verserà 2.350 euro in più rispetto a un altro che, ad esempio risiede in Sardegna, dove si registra il più basso gettito. Se infatti in Campania e Calabria il gettito è di 19.220 euro (38,44%) e nel Lazio di 19.020 euro (38,04%), in Sardegna il gettito è di 16.870 euro (33,74%). Dallo studio si osserva inoltre che, rispetto alla Lombardia, la differenza di gettito è di 850 euro in più, tra l´altro, "a servizi spesso peggiori corrispondono imposte maggiori, con una perdita di reddito netto rispetto ai minimi di oltre il 7%".

Sangalli: "Meno tasse per la crescita" - Dati che hanno fatto dire al presidente della Confcommercio Sangalli che "dai dati dell´analisi emergono diverse criticità e le tasse e la spesa pubblica hanno registrato una crescita costante". Secondo il presidente di Confcommercio, "bisogna interrompere il circolo vizioso che porta all´aumento della fiscalità. Siamo di fronte - ha detto - a un federalismo incompiuto che non migliora i servizi ma aumenta gli oneri a carico dei cittadini". In estrema sintesi, per Sangalli, "con meno tasse e meno spesa pubblica improduttiva potremmo ricordare il 2015 come l´anno della ripresa".

fonte: TG24sKY 

Stangata sugli affitti in nero: ​sanzioni fino al 360% in arrivo

La bozza di riforma fiscale del governo introduce misure draconiane per chi affitta immobili senza dichiararlo. Le cartelle però dovrebbero calare: ecco come

Ivan Francese

Brutte notizie in arrivo per chi affitta immobili in nero: le sanzioni di Equitalia potrebbero arrivare fino al 360%.

Il decreto attuativo della riforma fiscaleapprovato due giorni fa dall´esecutivo alleggerisce le cartelle della società di riscossione, abbattendo dall´8% al 6% l´aggio incassato. La commissione incassata da Equitalia verrà vincolata ai costi sostenuti, con il vincolo di un piano di efficientamento dei costi da presentare ogni anno.

Secondo quanto riporta il Messaggero, il provvedimento dell´esecutivo include anche una dilazione di pagamento fino a 72 rate per chi si trovi in una "temporanea situazione di difficoltà". Tra i provvedimenti che più hanno avuto risalto c´è inoltre l´ondata di maxi-sanzioni previste per chi affitta in nero: una pratica a cui il fisco ha dichiarato guerra su tutta la linea.

fonte: il messaggero 

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